Medicina evolutiva

la medicina evolutiva

Nella visione evolutiva ha poco senso la denominazione della malattia.

Nel linguaggio comune esprimiamo continuamente la confusione tra l’essere e l’avere, tanto che siamo in grado di “avere” anche la patologia!

L’avere comporta potere sulla cosa posseduta, ma quale tipo di potere avremo mai sulla nostra malattia?
In verità noi siamo la  patologia che ospitiamo in quanto la esprimiamo con tutto il nostro essere e secondo le nostre caratteristiche.

Ogni individuo ha un suo modo di manifestare patologia e le differenze fondamentali tra persona e persona sono il tesoro al quale mira la medicina evolutiva, per individuare, nel senso di processo di individuazione, il disagio espresso dall’essere.

Gestire la patologia attraverso il potere, allontana l’uomo dalla propria espressione e lo porta ad intellettualizzare ogni cosa, nel tentativo di comprenderla, ma con – prendere ha il significato profondo di prendere con sé, di abbracciare, di consapevolezza.

Il mero atto intellettuale allontana la malattia rendendola distruttiva e pericolosa.

Noi siamo portatori di un sistema immunitario totipotente, in grado di fare fronte ad ogni situazione, entro il nostro personale “range di tolleranza”, ciò significa che tutti gli stimoli che possono essere sopportati dall’uomo sono ciò che l’uomo può sopportare!

Questo definisce due concetti importanti, il primo è che noi non dobbiamo mai sopportare delle prove superiori alle nostre forze e il secondo è che abbiamo dei limiti umani ben definiti al di fuori dei quali non vi è l’esperienza umana!

Se il nostro sistema di difesa arriva a far passare un virus o un batterio, siamo portati a credere che vi sia una deficienza, ma allora perché dietro a questo non si instaurano anche tutte le altre forme patologiche?

E’ vero invece che il nostro grande difensore, attraverso i sistemi di guarigione è quasi sempre in grado di ripristinare l’omestasi e quindi ciò che generalmente chiamiamo salute.

Questo discorso un po’ oscuro implica due concetti molto significativi, ci ammaliamo perché il nostro sistema immunitario vuole che sia così, e ci ammaliamo perché lo stimolo era più forte delle nostre possibilità difensive.

Riprenderemo questo concetto più avanti, dopo aver analizzato altri fattori importanti.

Nella malattia vi è già la medicina giusta per la guarigione, se nel viverla la incarniamo e la comprendiamo, poiché il nostro atteggiamento cambia e nel cambiamenti vi è la differenza.

Al di fuori del dominio dell’io vi è l’inconscio e l’inconscio è totipotente sull’io, col significato che ne deve determinare il senso.

Un io staccato dal corpo è un io che nega la sua realtà, è un seme che non germoglia, è la ghianda che non vuol divenire quercia, è l’uomo che nega il suo talento.

La malattia ha il senso profondo di guida, di correzione, di simbolo, ponte lanciato tra il progetto e la realizzazione.

L’Io diviso è il ribelle che fatta l’esperienza torna a vivere con l’Es in armonia.

L’armonia è il rimedio per la malattia, rende l’uomo inattaccabile, progetto incarnato nell’amore.

Nell’uso del principio attivo attraverso la visione verticalizzata della patologia moderna perdiamo il senso del rimando, della significanza , ci allontaniamo dalle leggi della natura, e sopprimiamo il sintomo che mai corrisponde alla malattia, spegnendo una invocazione di guarigione.

Il principio attivo combatte, sopprime, blocca l’espressione e rende inefficace la strategia dell’Es , rompendo il ponte di comunicazione tra ciò che l’Io crede di essere e ciò che l’Es tenta di esprimere.

In questo senso la terapia soppressiva è diabolica nel suo significato profondo di Dia – Bolos, colui che rompe i legami.

Non è il principio attivo che è sbagliato, ma il suo utilizzo, in quanto usato senza comprensione.

A questo punto possiamo riprendere il concetto dei due modi di ammalarsi, facendo una differenza tra i termini malattia e patologia.

Nella radice di queste due parole vi è già l’indicazione per poterne comprendere il significato profondo.

Già nell’antichità ci eravamo resi conto che un solo termine non bastava per  definire lo stato di sofferenza dell’uomo.

Malattia deriva dal latino “male habitus” col doppio significato di avere male e di abitare male, nel propri corpo e nel proprio ambiente.

Patologia deriva da “pathos”, che significa coinvolgimento, gioia, dolore, emozione….

Il pathos dal malus si differenzia come si differenzia ciò che posso gestire da ciò che è al di fuori della mia portata, il caso dalla causa.

Il malus ci rimanda all’albero della conoscenza, che prese il nome di melo in quanto la radice latina per l’albero e per il male era la stessa; “malus”.

Mangiare dall’albero porta malus, quindi alla sua radice vie è una causa dipendente da una azione.

Dio dice: ” Ecco l’uomo è diventato come uno di noi, nella conoscenza del bene e del male”.

La vera conoscenza è consapevolezza, è comprensione, è ricerca della verità, con dolore e responsabilità, è attività e costruzione, è errore  e redenzione, è amore, è la caduta dell’uomo nella riconquista di sé stesso!

Tutto nella vita ha un costo e vincere l’inerzia è doloroso, mettersi in gioco è difficilissimo, ma se così non fosse quale esperienza sarebbe?

Pathos è coinvolgimento, è l’emozione legata all’evento, è la possibilità di imparare direttamente, di provare sentimento, è una necessità evolutiva, è il mondo esterno più grande di noi, più forte di noi, è il caso che viene e al quale non sappiamo dare risposta….

Se la reazione è troppo forte il principio attivo è la risposta, per riportare l’Es nella tolleranza, nello shock anafilattico è il cortisone che serve, nella ferita sono i punti di sutura…ben poco la comprensione!

Tutto era Uno, poi l’Uno è diventato Due, il Tao ci ricorda che tutto si può ridurre a Yin e Yang, positivo e negativo, male e bene, caso o causa.

Il principio attivo è la medicina del caso, del pathos, della patologia.

La comprensione è la medicina del malus, della malattia.

Ma siccome il Due era Uno e tutto è compenetrato, gli estremi si toccano, niente è mai solo caso e nulla è mai solo causa….principi cosmici di creazione che convivono sempre assieme, quello che li quantifica è la percentuale.

Il principio attivo ha un significato se vi è anche la comprensione e la comprensione poco può se ad operare è il caso. Ogni cosa al suo posto ed un posto per ogni cosa, ricollochiamo la tecnica al servizio dell’anima, mediatrice dello Spirito e maestra d’esperienza, guaritrice suprema!

Si può diminuire il dolore chimicamente secondo le leggi della natura, comprendendo poi il dolore, incarnandolo, rendendogli l’espressione perché chi ha parlato è soddisfatto e non è costretto ad urlare le sue ragioni….

Chi è reso partecipe non ha bisogno di contestare di ribellarsi e di rompere…se vogliamo comprendere il messaggio del malus, attraverso il cuore, dobbiamo essere acqua, accettare il Battesimo, cioè accogliere senza preconcetti e la nostra ospitalità non potrà che ricostruire il ponte distrutto,  dal nostro Dia-Bolos, nella armonia dei cicli infiniti….nel richiamo del Sin-Bolum, il grande unificatore.

Non esistono tante medicine, ma una sola medicina che cospira all’armonia, all’amore e alla verità.

Esistono tanti uomini che abbagliati dalle lori idee usano varie medicine per il potere personale, questi uomini hanno sempre bisogno di malati, come potrebbero insegnare all’uomo la via della guarigione?

LA GUARIGIONE E’ UN PERCORSO PERSONALE

La guarigione è un percorso personale, e molto spesso la prima tappa per guarire è quella di liberarsi del terapeuta-maestro.

In questo periodo di cambiamenti ispirati alla new age, alle filosofie orientali, alla spiritualità, vediamo sorgere una moltitudine di percorsi, di terapeuti, di guaritori, di discipline……tanto che viene da chiedersi se l’obbiettivo sia quello di avere una terapia per ogni individuo.

Molto spesso queste discipline sono in contrasto tra di loro a tal punto di asserire delle cose opposte. Poi ogni disciplina pretende di essere quella giusta, (sarebbe meglio dire che ogni “guaritore” crede di essere il detentore della verità), creando confusione e settorialità.

In un contesto di questo tipo sorgono problematiche che allontanano le persone dalla propria guarigione, e così vediamo terapie che durano anni e di fronte a fallimenti clamorosi si sentono risposte tipo: “sei tu che non vuoi guarire,….. è il tuo karma, …..hai i chakra spenti,….. le tue vite precedenti…..”

Ogni volta che ragioniamo con la testa di un’altra persona ci allontaniamo dalla  guarigione, così ogni volta che abbracciamo una religione, una fede, un partito, un’ideale…diventiamo i carcerieri di noi stessi e degli altri.

Ogni volta che demandiamo la nostra guarigione al medico, al guaritore, al terapeuta, entriamo nella malattia più profonda che possiamo sperimentare, la mancanza di consapevolezza.

Non farsi carico della propria vita è un’autostrada a senso unico… che porta alla malattia.

L’uomo ha un dono grandissimo, la coscienza, che usa per rubare, uccidere, sfruttare, depredare, inquinare, egli non è più inserito nella natura, come può pensare che essa non si difenda da una manifestazione morbosa di tale entità, usando un metodo semplice ed efficace come la malattia?

La malattia è una grande opportunità per comprendere quali possono essere i nostri errori e la nostra direzione nella vita, l’importante è mantenere un grado di autonomia e di coscienza che ci impedisca sempre di fare quello che gli altri vogliono da noi e soprattutto di non far mai fare agli altri quello che vogliamo noi.

Noi nasciamo liberi, sta a noi continuare ad esserlo, il contatto che abbiamo con la nostra libertà è in noi, nelle nostre passioni, nei nostri sentimenti, nelle nostre prove, ogni volta che incontriamo un modello che contrasta con la nostra vera natura, e lo abbracciamo, possiamo solo ammalarci.

I mezzi che abbiamo per tornare a contattare noi stessi sono già presenti in noi e nella natura che ci circonda.

Il ritorno alla spontaneità, alla naturalezza, al sentimento, al contatto con il simbolo, possono essere vie di liberazione dal potere, dal maestro, dal dolore, dal guaritore, dalla solitudine ma soprattutto da noi stessi.

Il dolore non è sempre sinonimo di malattia, anzi spesse volte è la naturale risposta agli stimoli vitali, il dolore è possibilità, è nella visione dualistica dell’uomo l’altro lato della medaglia “bene” o “piacere”.

Il dolore è un nemico troppo spesso non accolto, è come la solitudine, il lutto, l’abbandono e tanti altri aspetti della vita che possono solo essere vissuti, incarnati, incontrati, mai allontanati ed esorcizzati.

Incontro ed accettazione sono  parole chiave della nostra evoluzione, della nostra esperienza, mancare all’appuntamento con tali compagni porta a vivere una vita frammentata ed incompleta, fuggire dal dolore ci porta all’incontro coatto del dolore-malattia, l’incontro invece, ci porta  a vivere il dolore- esperienza che ha una significanza diversa, nell’asse del bene e del male come opposizione dualistica rispetto al cerchio del Tao dove, dove non esiste più opposizione ma compenetrazione, dove il dualismo è dualità.

MALATTIA E GUARIGIONE, UNA GRANDE CONFUSIONE

Se prendiamo il vocabolario e andiamo a vedere alla voce salute, troviamo: stato di benessere, di efficienza fisica e psichica di un individuo.

Alla voce malattia troviamo: denominazione generica di qualsiasi alterazione dell’integrità anatomica e funzionale di un organismo.

Appare chiaro come la medicina scientifica consideri la salute come assenza di malattia.

La malattia si manifesta attraverso dei sintomi, ed è proprio a questi sintomi che l’attenzione della medicina allopatica è rivolta.

La soppressione del sintomo attraverso farmaci, chirurgia o altre tecniche violente e contrarie alla malattia, corrisponde alla situazione di salute.

Ci troviamo quindi di fronte ad abusi farmacologici che se da una parte sopprimono il sintomo, dall’altra offendono l’organismo e distanti dal risolvere al situazione patologica instauratasi nell’organismo, aggravano lo stato di salute provocano le patologie jatrogene.

Con questo non voglio dire che la medicina scientifica non serva o sia dannosa, è il modo in cui è usata che risulta spesso  pericoloso e inutile.

I passi giganteschi fatti dalla medicina negli ultimi 100 anni sono innegabili, la vita media è aumentata parecchio, i miracoli della chirurgia salvano ogni giorno migliaia di persone, i metodi diagnostici rasentano la fantascienza

Quello che vediamo è un risultato certo, la vita media si è allungata, ma se dovessimo rispondere alla domanda se anche la qualità della vita è aumentata, cosa risponderemo?

Le cose a questo punto diventano critiche, i ritmi impostici dalla vita moderna sono stressanti fuori di misura, tutte le necessità dell’uomo vengono prostituite per quello che chiamiamo benessere, ci troviamo così ad avere tante separazioni quanti matrimoni, i nostri nonni sono tutti in case di riposo assieme alla loro saggezza, mangiamo delle porcherie immonde che abbiamo il coraggio di chiamare cibo, le patologie sono aumentate a dismisura, se non ci fossero le protesi (occhiali, arti, organi, by-pass, chirurgia, apparecchi acustici, dentiere….) saremo un esercito di ciechi, zoppi, sordi, invalidi….

L’inquinamento ha raggiunto valori spaventosi, e ormai si parla di una persona malata di cancro ogni tre.

Se avremo la costanza di continuare in questa maniera nel giro di pochi anni potremo raggiungere la poco invidiabile meta di un tumore ogni due persone.

Il quadro che emerge dall’analisi della nostra società non è molto confortante, per mantenere la ricchezza di alcune persone, i bambini continuano a morire di fame….

Si può forse parlare di salute?

L’uomo è collegato al suo ambiente e ai suoi fratelli, ogni cosa che fa alla terra o ai suoi simili è come se se la facesse a sé stesso, la visione consumistica che ci ha portato a non avere rispetto per nulla, farà si che noi saremo i responsabili verso i nostri figli di un mondo inquinato e devastato dalle guerre contro poveri.

Si può parlare di salute, anche se l’antidolorifico non mi fa sentire il mal di testa?

Si può parlare di salute anche se non ho davanti ai miei occhi i patimenti dei bimbi dilaniati dalle bombe dei ricchi mercanti di armi?

La soluzione è sempre la stessa: allontaniamo il sintomo, adesso intanto sto bene….ma sarò io che con questo atteggiamento farò i conti con un bel cancro domani. Il mio cancro è il cancro della società malata nella quale vivo.

Noi siamo di passaggio e non possiamo arrogarci il diritto di inquinare, devastare, uccidere, perché così facendo diventiamo noi stessi il cancro della terra. A lungo andare la natura si stancherà di un pessimo tentativo evolutivo quale l’uomo si manifesta ogni giorno, e come tutte le cose inutili e dannose reciderà dal suo albero il ramo secco che corrisponde all’umanità.

Esistono delle leggi ben precise in natura e noi non possiamo cedere di esserne al di sopra.

Questa potrebbe essere una interpretazione della malattia su una scala più vasta, non è detto che sia giusta, ma perché non prenderla in considerazione? Forse perché prevede che ognuno di noi si metta la mano sulla coscienza e incominci a sviluppare delle qualità che si elevano un poco dal gretto egoismo che ci accompagna in ogni manifestazione?

Vediamo adesso da un punto di vista più riduttivo cosa potrebbe essere la malattia, considerata rispetto il singolo individuo.

IL TRIANGOLO DELLA SALUTE

Una visione interessante del concetto di malattia-salute può essere dato dall’esempio del triangolo. Il nostro corpo consta di vari livelli integrati tra di loro, abbiamo il livello fisico: postura, muscolatura, scheletro…., poi abbiamo il piano biochimico, dato da tutte le modificazioni che avvengono nel nostro corpo a tale livello, infine abbiamo il piano mentale, che comprende il livello emotivo, quello razionale, quello energetico, quello spirituale…. Se noi consideriamo questi piani come i lati di un triangolo, avremo la salute quando essi sono perfettamente uguali tra di loro, una condizione di disequilibrio quando sono invece diversi.

Quando si verifica la seconda situazione abbiamo dei sintomi che ci avvertono che qualche cosa non va. Se sopprimiamo i sintomi non sapremo mai cosa li stava causando, e come lo zoppo che cammina sopra la gamba rotta, perché non avverte dolore, aggraveremo la nostra situazione.

Lavorando sulla vera causa che comporta lo squilibrio, ristabiliremo l’equilibrio del triangolo e avremo una situazione di salute.

Se lasciamo che lo squilibrio si aggravi, col tempo questa situazione esaurirà le energie dell’organismo e si instaurerà la malattia.

IL RANGE DI TOLLERANZA

Se noi consideriamo che il corpo ha delle difese naturali, dobbiamo considerare che disponga anche di una certa quantità di energia per tenerle attive. Questa energia non sarà sempre la stessa, il suo livello dipenderà dalla costituzione, da quanto stressato è l’organismo, se è riposato oppure se è stanco, se il cibo che ha mangiato è buono, se le condizioni psicologiche sono soddisfacenti oppure se sono negative.

Di fronte a tanti imput negativi, il corpo abbassa le sue difese, perché consuma le energie a sua disposizione, è abbastanza ovvio adesso che un imput negativo in un momento in cui le energie di difesa sono basse, può condurre ad una patologia, si pensi a due persone che visitando lo stesso malato, nello stesso momento, non contraggono ambedue la stessa malattia infettiva. Cosa è successo? Perché una persona si è ammalata e l’altra no? Se il range di tolleranza della prima persona era basso, gli è bastato visitare la persona malata per contrarre la stessa malattia.

Un altro modo per definire questo concetto, è quello espresso da Pasteur nel letto di morte, quando disse: ” Bernard aveva ragione, il microbo è niente, il terreno è qualcosa”.

Un altro esempio potrebbe essere quello della botte, se noi ci immaginiamo che il corpo sia una botte e che gli stimoli negativi siano dell’acqua, possiamo capire facilmente che la botte ha una capienza limitata e quando gli stimoli negativi sono in eccesso l’acqua tracima dall’orlo. Questa acqua corrisponde al sintomo.

Mantenere il livello sotto controllo significa non incorrere nella patologia.

LA BILANCIA DELLA SALUTE

Con questa similitudine possiamo immaginare meglio cosa potrebbero essere la salute e la patologia.

Se facciamo finta che l’uomo sia una bilancia, possiamo dire che tutte gli stimoli negativi andranno a pesare sul piatto di  sinistra, creando lo spostamento dell’ago che segna il peso. Quando l’ago uscirà dalla scala, potremo dire che si è superato il range di tolleranza e compaiono quindi i sintomi. A questo punto sono due le cose che possiamo fare, prendere delle medicine che sopprimono i sintomi, e che possono essere messe nel piatto di sinistra, con questo contrappeso effettivamente porteremo l’ago alla situazione iniziale, ma i pesi sulla bilancia la faranno scendere lungo l’asta graduata.

Questa situazione corrisponde sicuramente ad una mancanza di sintomi ma anche ad una diminuzione della salute come possiamo vedere dal disegno.

La seconda cosa che possiamo fare è quella di togliere gli stimoli negativi dal piatto di sinistra riportando l’ago dentro il range di tolleranza senza far scendere la bilancia lungo l’asse della salute.

Ci sono molte altre interpretazioni di quello che chiamiamo salute, ad esempio la medicina cinese parla di energie, quando abbiamo differenza tra le due potenzialità yin e yang abbiamo i sintomi della patologia.

Altre scuole dicono che la malattia è mossa da una causa e solo capendo la causa della nostra patologia possiamo guarirla.

Tutto questo per dire che effettivamente nessuno sa cosa sia la malattia e cosa sia la salute, ci possiamo avvicinare a situazioni che per il nostro modo di vedere potrebbero essere prese come esempio.

Io credo che la situazione nella quale un individuo riesca ad esprimere in libertà le sue potenzialità, inserito in un ambiente coerente con le sue esigenze, potendo appagare i suoi bisogni affettivi, sia la condizione più vicina alla salute che mi posso immaginare.

E’ da sottolineare che questa situazione non prevede assolutamente la mancanza della patologia.

E’ la nostra visione dualistica che ci porta a classificare ogni evento come positivo o negativo e non come evento in sé stesso, nei secoli attraverso le varie culture abbiamo dato dei valori diversi alle cose che ci circondavano, abbiamo travisato, dimenticato, nascosto le leggi della natura, il bene è diventato male e il male bene, basti pensare come due società diverse valutano la stessa cosa in maniera totalmente diversa: il cannibalismo ad esempio, uno dei tabù più forti della società occidentale è praticato normalmente nelle civiltà antropofaghe.

Cosa divide questi due modi così opposti di vedere la stessa cosa? Non più di qualche migliaio di chilometri e un paio di migliaia di anni di evoluzione.

Se possono sembrare tanti duemila anni, pensiamo a cosa sono rispetto all’evoluzione della vita, praticamente nulla.

In verità ogni cosa ha una sua importanza, una sua collocazione, ogni situazione deve essere vissuta e deve essere compresa perché possa svolgere la sua funzione.

Se pensiamo per un momento in modo non dualistico, possiamo tracciare un grafico di questo tipo:

  MALE                                MENO MALE

_____________________________________

MENO BENE                                BENE

E’ evidente che quello che chiamiamo male in questo grafico può essere chiamato meno bene, cioè un valore basso di bene e il bene può essere chiamato meno male.

A questo punto potremmo usare un solo termine per definire quello che nella nostra concezione vediamo come principio opposto, e che per definire dobbiamo usare due termini.

Poniamo di usare soltanto il termine bene, risulterebbe che quello che noi chiamiamo male è solamente bene ad un certo livello di intensità, mentre il bene è bene ad un altro livello di intensità.

Scusando il brutto gioco di parole, tentiamo di approfondire l’implicazione di questo modo di vedere il rapporto bene male.

Ogni sensazione ha uno stesso principio, cambia solo di intensità, e secondo la nostra educazione la percepiamo in maniera diversa.

In fondo se volessimo dare un vero valore al bene e al male saremmo costretti a valutare ogni situazione per poter esprimere un parere e anche nel caso di attenta valutazione come potremo dire se la punizione data al bambino che ha attraversato la strada, sia bene o male? Certamente per il genitore è bene, perché pensa che attraverso questa possa insegnare al bambino la prudenza e magari anche salvargli la vita. Ma per il bambino non è certo la stessa cosa, perché lui la punizione l’ha subita, e questo fatto in sé no è forse male?

E se pensiamo al poliziotto che per fermare il bandito, lo ferisce con un colpo di arma da fuoco? Qual è il bene e qual è il male?

E se pensiamo alla guerra, per qualsiasi motivo venga combattuta, dove possiamo andare a cercare il confine tra il bene e il male?

In ognuno di questi casi come in molti altri potrebbe essere usato un modo diverso per risolvere il problema, e questo modo è condizionato dalla società in cui avviene l’episodio.

In una società dove tutti hanno quello che per diritto di nascita gli spetta, dove i veri valori della coscienza vengano riconosciuti e rispettati, in una società basata sulle leggi della natura i ladri non esistono e questo perché no ci sarebbe il motivo di rubare.

Di conseguenza nemmeno i poliziotti non ci sarebbero, perché anche loro passerebbero la giornata senza fare nulla e noi lo sappiamo bene che la natura non produce cose inutili.

In una società che rispetta la natura e tutti i sui abitanti il bambino non sarebbe in pericolo perché a monte non ci sarebbe la possibilità di trovarsi in situazioni pericolose inutilmente, per mera stupidità umana.

Questa valutazione di bene e male ci porta anche ad un’altra importante considerazione, e cioè che la causa dei mali è molto spesso diversa e molto più profonda di quello che ci appare, e cioè del sintomo.

Parte seconda

Con queste premesse possiamo trattare l’argomento da un punto di vista più specifico e pratico, scusando le ripetizioni e le nebulosità dovute alla difficoltà del tema trattato e alle limitazioni dell’autore.
Intanto vi ringrazio per la pazienza e il tempo dedicato a questo percorso nelle pratiche naturali, tematiche che dovrebbero essere care a tutti almeno da un punto di vista informativo, per potrsi difendere dai soprusi di chi detiene il potere e impone le strade della “guarigione?”, spesso per meri fini economici, lontanissimo da ogni forma di Verità  e di rispetto per l’essere umano, stessa categoria che ha avuto il coraggio di bruciare Giordano Bruno, Savonarola e incarcerare chi ha detto che l’uomo ha diritto alla felicità, è per questo che dedico queste riflessioni a Wilhelm Reich, sperando che ognuno di noi prima o poi arrivi a leggere le sue opere, faro di luce su di una umanità che si sta perdendo nelle tenebre.

INTRODUZIONE

L’intento di questo lavoro è quello di considerare le correlazioni patogenetiche ed i “Feedback” informativi patologici, che si possono instaurare in due grandi sistemi assimilativi quali l’intestino e la psiche, oltre a ricercare le cause profonde che li generano. Secondo intento è quello di proporre un intervento che si collochi al di fuori del quadro “sintomo” – “principio attivo”, intervento proprio della medicina moderna che considera il sintomo alla stregua della patologia, saltando a piè pari tutto quello che rimanda l’uomo con il suo manifestare patologia. L’uomo è un sistema olistico e al di fuori di una visione di questo tipo si tende a ridurlo ad un sistema imput risposta, dove qualsiasi manifestazione non è altro che un disfunzionamento locale correggibile con interventi meccanici.
I limiti dualistici propri della condizione umana, non ci consentono di valutare appieno il fenomeno uomo, come entità olistica, ma consci di questa limitazione tenteremo di trattare in modo non verticalizzato i sistemi sopracitati, memori della loro partecipazione ad un “Tutto” che è ben di più delle semplici parti che lo costituiscono.
La discussione di queste correlazioni e le ipotesi che verranno presentate, si avvalgono del contributo della filosofia antica, come fonte di conoscenza legata alle capacità empatico-intuitive dell’uomo da una parte, e dall’altra delle scoperte degli ultimi anni della fisica quantistica, della cibernetica e dell’astrofisica, come prodotti della capacità razionale scientifica della mente cosciente.
Il ponte di congiunzione che le scoperte degli ultimi anni hanno costruito, tra empatia e razionalità, sono le prove più sconcertanti di un pensiero antico che conosceva tremila anni prima di Cristo le leggi della materia.
Oggi con il contributo degli acceleratori nucleari costringiamo l’atomo a svelarci i suoi segreti più intimi, e queste conoscenze esoteriche della natura ci portano verso il punto d’inizio che è proprio di tutta la materia.
Ormai è diventato pensiero corrente e coerente, valutare l’essere vivente inserito nel suo ambiente, una qualsiasi valutazione che non tenga conto di questa relazione inscindibile, può essere considerata soltanto un’astrazione.
La biologia, dopo l’enunciazione delle leggi della termodinamica e della cibernetica, vede il vivente, dalla cellula all’uomo, come un sistema aperto che scambia in continuazione con l’esterno materia ed energia, con la capacità di ricavare da energie appropriate, nuove strutture autocatalitiche,  che si possono sviluppare verso una categoria maggiore (evoluzione).
La cibernetica vede l’individuo come un sistema intercollegato autoregolante, che come i sistemi a rete e può essere descritto solo attraverso i flussi di informazioni.
Gli espedienti prevalentemente usati nella regolazione dei sistemi viventi, sono i “Feedbach negativi” da una parte, intesi come risposte opposte allo stimolo scatenante, e le proteine “Allosteriche” dall’altra.
La regolazione del CO2, che parte dai recettori collocati negli archi carotidei è un esempio pratico di come la natura usa il “Feedback negativo”, mentre la regolazione di molte sostanze biochimiche all’interno della cellula, è prevalentemente legato al cambiamento strutturale delle proteine “allosteriche” tanto care al premio Nobel per la medicina Jacques Monod.
Nel suo trattato, “Il caso e la necessità”, possiamo leggere un’affermazione molto profonda e conturbante: ” Tutte le religioni, quasi tutte le filosofie, perfino una parte della scienza, sono testimoni dell’instancabile eroico sforzo dell’umanità che nega disperatamente la propria contingenza”.
Il sistema di funzionamento cibernetico autoregolante della materia vivente, secondo Monod, ci porta fuori dalla “Causa”, però con questo ragionamento ci troviamo nella mera sfera della mente razionale, che tutto polarizza e concepisce le cose solo come entità opposte che non si possono incontrare.
Uno dei problemi principali del ragionamenti umano, è dato proprio dal bisogno della polarità, dell’appartenenza, della certezza, della legge, base di supporto di un Io fragile, che staccato dall’armonia del cosmo, crede di essere solo e contingente.
Ogni frittata può essere voltata, ma il fatto di poterne vedere solo una faccia per volta, non cancella l’esistenza dell’altra.
L’abbandono del dualismo ed il ritorno naturale alla dualità delle cose, è il ponte lanciato dalla fisica quantistica.
L’indeterminazione atomica di Heisenberg, da la prova del limite delle leggi umane. All’interno dell’atomo, la scienza razionale della mente cosciente finisce.
L’enunciato che la materia ha la tendenza ad esistere a causa di una probabilità quantistica ed il fatto che detta materia ha la possibilità di manifestarsi sia come energia sia come particella pone definitivamente la questione oltre la ragione.
Il fatto di possedere almeno due veicoli di apprendimento, mente razionale e mente emotiva, dovrebbe quantomeno far sorgere il sospetto che una collaborazione tra i due poli, potrebbe portare ad uno slancio evolutivo, verso la comprensione del fenomeno vita ed i suoi scopi reconditi.
Secondo Denis Sciama, la scoperta scientifica più importante del ventesimo secolo è aver capito che viviamo in un universo razionale, la conseguenza di questa scoperta è che possiamo indagare la natura e l’universo stesso con i metodi scientifici.
La seconda scoperta in ordine di importanza è l’aver capito che viviamo in un universo evolutivo, ciò significa che il tutto si modifica nel tempo.
Entrambe questi enunciati comportano profonde implicazioni filosofiche, ed hanno modificato la percezione che l’uomo ha di sé stesso.
La vera importanza di queste affermazioni sta nel fatto che noi possiamo indagare la vita da un punto di vista scientifico, filosofico, evolutivo soltanto per il motivo che la vita comprende nella sua complessità anche questi aspetti.
Il progetto diventa parte essenziale della vita, poiché se questa fosse semplicemente abbandonata al caso (caos), non si sarebbe potuto rilevare nessun processo evolutivo.
Questo non porta assolutamente alla conclusione che la vita è causa, ma che lo può essere a seconda del punto di vista da cui vogliamo affrontare il problema.
Il grande contributo di Albert Einstein, ci aiuta a capire che tutto rimane relativo al punto di vista dell’osservatore ed alla sua velocità, neppure il tempo scorre uguale ed immutabile in un solo verso come ci è sempre piaciuto credere!
E’ ormai noto che l’investigatore, con la sua presenza modifica l’evento che osserva.
Alla luce di queste conoscenze, un atto che sembra doveroso, dovrebbe essere quello dell’umiltà dell’ascolto.
Lasciare l’onere della prova per incontrare l’onore della conoscenza antica, oggi avvalorata dalla sperimentazione razionale, nella quale il bambino uomo, cresciuto nell’esperienza, ritorna alla consapevolezza di appartenere al “Tutto”, riconciliazione interiore con l’ambiente naturale, il cosmo.
L’uomo è prodotto e parte di una evoluzione che coinvolge l’intero universo, le motivazioni profonde di questa esperienza si espandono su diversi piani e a diversi livelli di consapevolezza, volerli ridurre ad una sola lettura razionale è arrogante e antiscientifico.
Se oggi l’uomo non ha i mezzi per misurare lo Spirito, non può continuare a cadere nel solito errore e concludere che esso non esiste, errore analogo è il dogmatismo che lo porta a credere senza la “Fede”.
Non è certo di fede religiosa che stiamo parlando, ma di quella “Fides” che sottointende la certezza della conoscenza.
Fede, una parola, un indirizzo, un sentiero da seguire verso la liberazione dell’intelletto.
La vera Fede è la certezza assoluta della verità, condizione che attraversa molti piani e molte realtà, percorso di vita e di esperienza che l’uomo paga quasi sempre con il dolore.
L’interpretazione dovrebbe lasciare il posto all’ascolto, alla sintonia, al ritmo della natura, alla ricerca del Talento, all’euritmia con il cosmo, poiché essere in armonia con il “Tutto” è un sistema per non essere rifiutati dal “Tutto”.
Per comprendere meglio queste affermazioni, ci faremo guidare dall’astrofisica, che passo dopo passo, ci porterà al concetto dell’unità, del dualismo, della dualità, del bene e del male, energie cosmiche che agendo come Archetipi intelligenti sono responsabili del risultato osservabile del mistero della vita.
La relazione stretta che ci lega all’ambiente, può essere considerata un monito della natura, che ci avverte continuamente della nostra indivisibilità dal totum in cui viviamo, la fisica subatomica è arrivata a considerare privo di significato il concetto di particella, in quanto essa non può esistere se non collegata all’ambiente, e come risultato di esso, in un tipico aspetto strettamente legato al momento in cui la osserviamo.
La vitamina C, gli acidi grassi polinsaturi con catene omega 3 e 6, gli aminoacidi essenziali e altri principi indispensabili alla vita umana, evocano continuamente un memento naturale: “Credere di essere individui, svincolati da progetti inconsci e mete universali, ci porta a non incontrare il nostro ruolo naturale nella grande macchina cosmica e a operare contro di essa”. Poiché la natura ha i suoi mezzi per contrastare ciò che impedisce la sua evoluzione, possiamo pensare che la malattia sia un mezzo per riportare l’armonia o per cancellare drasticamente l’elemento di disturbo”.
Sarebbe veramente simpatico poter chiedere ad un batterio intestinale o ad una cellula del parenchima epatico, se sono a conoscenza del fatto di esistere all’interno di un individuo, che ha scopi e mete ben differenti dalle loro!
Lo stupore del batterio o della cellula epatica è lo stesso stupore che si riscontra nell’uomo quando arriva a pensare che anche lui potrebbe essere la cellula inconsapevole di un organismo più grande.
L’ilozoismo ci propone che tutto abbia vita, dalla particella di polvere più piccola al mammifero più grande che la natura sia riuscita a progettare, e mano a mano che la scienza abbatte i pilastri delle vetuste credenze dogmatiche, il confine tra vivente e non vivente si assottiglia sempre più.
Tutte queste informazioni dovrebbero portarci a capire che non esistono diverse medicine ma una sola Medicina, il cui scopo è quello di guarire l’uomo malato.
Altra pretesa di questo lavoro è quella di tentare di definire nel modo più ampio cosa significhino i concetti di salute e di malattia, conoscenze indispensabili per poter operare una strategia di guarigione.
L’intento è altresì quello di ricercare le cause profonde generanti lo stato di malessere che comunemente chiamiamo malattia e non la mera applicazione di rimedi sintomatici, in grado solo di tacitare un campanello di allarme, che la natura previdente ha progettato per avvisarci di un qualche cosa che non va.
La scelta di parlare prevalentemente dell’opera del dott. E. Bach, è dovuta al fatto che nel suo lavoro si riscontrano le linee guida di una nuova medicina, concepita dall’uomo per l’uomo, medicina dolce, non invasiva, autogestibile, sempre rivolta verso le cause profonde della sofferenza umana, motivata da linee guida di evoluzione genetica e spirituale, finestra di consapevolezza sui grandi quesiti che accompagnano l’uomo da sempre.
Non ci si lasci ingannare dal linguaggio semplice e dall’esiguità delle sue opere, poiché esse non sono rivolte all’operatore arrogante e arroccato nella sua credenza di conoscenza, ma all’uomo malato, alle orecchie semplici di chi vuol semplicemente condurre la sua vita in armonia con le leggi del cosmo.
Grandi libri di saggezza antica sono le opere spirituali, e proprio in esse si legge: ” La verità sarà rivelata ai semplici”.
Ed è proprio qui che dovremo trovare l’umiltà di chinare il capo e ascoltare le parole di un altro uomo che alle stregua di Hahanemann, di Reich, di Jung, di Kent, e tanti altri, ha lavorato al servizio della libertà e della felicità dell’uomo.
Dall’omeopatia alla naturopatia, alla medicina quantistica, troviamo le dimensioni di una nuova medicina, spesse volte di confine, ma che tenta sempre di reinserire l’uomo come fenomeno olistico in relazione all’ambiente.
Guglielmo Arcieri, nella sua “Introduzione alla medicina cibernetica e quantistica”,  pone il rapporto terapeuta cliente su un piano di parità, e lo intende come incontro di due precarietà, rappresentanti contempora- neamente una realtà individuale ed un progetto globale espressioni legate ineluttabilmente ad un fine comune.
La vita è una malattia mortale dove ognuno incontrerà la sua esperienza finale, come, secondo le leggi della termodinamica lo stesso universo, sarà probabilmente costretto a fare, in questo spazio temporale siamo chiamati all’esperienza, compito fondamentale di ogni essere vivente, per arricchire il grande progetto di una nuova esperienza, la nostra!
Un lavoro molto interessante è quello di Pischinger e di Heine, che propongono la matrice, come terreno nel quale si svolgono tutte le reazioni e gli scambi che permettono alle cellule dell’organismo di collaborare in un totum differente dalla loro specifica individualità.
Sarebbe in questo tessuto, il connettivo, che per sue proprietà specifiche, avverrebbero non solo le regolazioni biochimiche della vita, ma anche lo scambio di informazioni cibernetiche proprie della vita, nonché tutti i processi infiammatori, che sono alla base dell’autoregolazione patologica.
Il lavoro sui metameri come elementi funzionali basilari indipendenti, retaggio della passata evoluzione, aiuta a comprendere su quanti livelli si può esprimere e operare la regolazione e la disregolazione dell’unità uomo.
Gli   stessi    metameri,   possono   ricollegare        l’uomo         all’astrologia   medica,   che  ritenuta  antiscientifica  è stata allontanata dalle università circa trecento anni fa.
E’ il lavoro di Jung che attraverso gli archetipi, l’inconscio collettivo e il principio del sincronismo, ricolloca l’astrologia come chiave di lettura di una relazione uomo-cosmo sincronica acausale, non deterministica soggetta al libero arbitrio, dove l’influenza del cosmo è risentita dall’uomo, ma anche l’azione dell’uomo modifica il cosmo.
Così in cielo come in terra, così in alto come in basso, il piccolo nel grande, il grande nel piccolo, come a dire che è tutto legato in una rete inestricabile, individuo olistico che come un ologramma, riporta la sua totalità in ogni frammento di sé stesso.
Questa è la base delle riflessoterapie, dell’iridologia, dell’auricoloterapia, strumenti olistici di un intervento diagnostico terapeutico indirizzato verso la regolazione del sistema e non verso la soppressione del sintomo.
Sono così tanti e vari gli approcci all’entità vivente e ai sui problemi peculiari che è veramente troppo riduttivo abbracciare una sola disciplina, forte tentazione di ogni terapeuta, sarà quindi nel tentativo di trovare il centro e valutare solo quello che comporta beneficio alla malattia nel senso più ampio del termine, che ci muoveremo in questa ricerca.
Dalla nascita dell’universo, alle leggi della fisica, dalla medicina antica, ai postulati dell’omeopatia, alle leggi della floriterapia, tenteremo di percorre un viaggio alla ricerca di un filo conduttore che come il filo di Arianna mostri l’uscita del labirinto nel quale l’umanità sembra essersi persa.

parte terza

 15 MILIARDI DI ANNI FA

Risulterebbe   troppo lungo e   difficoltoso  trattare,  tutte le tappe dell’evoluzione cosmica, quindi ci soffermeremo solamente su quelle rilevanti per la nostra discussione.
Oggi, quasi tutti gli scienziati che in qualche modo sono legati alla ricerca sulla nascita dell’universo, abbracciano la teoria del Big Bang, la quale recita, che all’inizio, prima della manifestazione e della nascita del tempo, tutta la materia era contenuta in un solo punto infinitesimale.
L’enorme temperatura e la pressione spaventosa, hanno scatenato un’esplosione spaventosa, che come risultato ha dato l’universo come lo vediamo oggi.
Bisogna intendersi, una teoria per la scienza, non è un castello di ipotesi proposte da qualche scienziato visionario, ma una costruzione ragionata avvalorata da infinite serie di sperimentazioni scientifiche che come risultato danno ragione alla teoria.
Il fatto è, che l’indagine è vastissima da una parte e dall’altra ne possiamo osservare solamente gli effetti finali, quindi non potendo verificare la verità delle nostre deduzioni, possiamo sempre e solo parlare di teoria.
E’ inoltre un postulato quasi assoluto quello introdotto da Popper, e cioè che qualsiasi teoria per essere valida deve contenere in sé gli elementi per essere falsificata.
Questo significa semplicemente, come la storia ci ha sempre mostrato, che ogni caposaldo di qualsiasi teoria col tempo è stato confutato.
I motivi principali per cui l’idea della grande esplosione soddisfa la scienza, sono principalmente quattro.

1)   Effetto Doppler :

Fin dalla seconda metà del secolo scorso, era stato messo in evidenza che, nello spettro di emissione di alcune stelle, i colori tendevano verso lunghezze d’onda lievemente spostate verso il “Rosso”, fenomeno che può essere facilmente spiegato se si tiene in considerazione una proprietà comune a qualsiasi movimento ondulatorio.
L’effetto Doppler, dal nome del fisico Austriaco C. J. Doppler, si constata facilmente nel caso di onde sonore, si sente il suono più acuto se la sorgente è vicina a chi ascolta e più grave se la sorgente si allontana. Tutto questo significa che la frequenza delle onde emesse appare diversa all’orecchio a seconda del movimento relativo della sorgente.
L’ovvia conclusione era che le stelle osservate si stavano allontanando dalla terra.
Nel 1930 l’astronomo E. Hubble, riuscì a mettere in evidenza che lo spostamento verso il rosso delle righe spettrali delle stelle appartenenti a una certa galassia, e di conseguenza la loro velocità di allontanamento, aumenta in maniera proporzionale alla loro distanza da noi. Con questa scoperta lo scienziato americano è riuscito a datare approssimativamente l’età dell’universo, attorno ai quindici miliardi di anni.

2)   temperatura di fondo dell’universo:

Nel 1964 grazie ad un’antenna due fisici,  Arno   Penzias e    Robert Wilson,   rilevano un rumore di fondo   omogeneo che   copre l’intera   volta celeste, queste radiazione a pochi gradi sopra lo zero   assoluto sono  una prova     importantissima    perché   predetta   da Alpher,   Herman e Gamow come  condizione  necessaria  per una nascita  dell’universo  da una singolarità.

3)      Quantità di atomi leggeri:

Il rapporto  che oggi  vediamo tra  la   quantità  di  atomi  leggeri,  ( idrogeno, elio) e quelli pesanti,  è dovuta ad un   tipo   particolare  di   espansione   della     materia  con  relativo raffreddamento, e formazione di stelle, fucine  atomiche.  Una  partenza  diversa  dal  Big Bang non avrebbe portato a questa proporzione.

4)      Rilevazione scientifica della diversità dell’universo:

Questo contributo contraddice definitivamente la teoria dello stato stazionario, che pone l’universo come una situazione che esiste da sempre, da sempre in espansione, grazie ad una presupposta creazione continua di materia dal vuoto.
Lo stato stazionario va definitivamente in crisi quando Martin Ryle dimostra che in passato il numero di radiosorgenti sparse per il cosmo era superiore a quello odierno.
L’universo non è sempre uguale a sé stesso, ma è una creatura in evoluzione.

Queste oltre ad altre prove inducono ormai gli astrofisici a credere in un universo in espansione, nato da una singolarità, soggetto  a quattro forze fondamentali e composto di dodici particelle elementari.
Queste conclusioni sono estremamente importanti per noi, perché ci permettono di confrontare le conoscenze antiche, quelle tramandate dalle religioni e le basi della floriterapia.
Dire che l’universo è stato creato da una unità al di fuori del tempo e dello spazio, un luogo dove le leggi della fisica e dell’uomo non vengono meno, non si avvicina ad una interpretazione di tipo teologico anche se trattata con un linguaggio puramente simbolico?
Attraverso la comprensione dei numeri si accede ad una delle manifestazioni del Divino, e quindi ad una più alta comprensione dei fenomeni della natura.
Per i pitagorici, i numeri costituivano la chiave d’accesso privilegiata per la comprensione delle leggi armoniche dell’universo. Ogni forma è esprimibile numericamente, tutto è numero e i numeri stessi sono archetipi divini.
I numeri nell’antichità erano considerati l’Archè, il principio originario di ogni cosa.
Le lunghezze d’onda delle note possono essere espresse con proporzioni numeriche,
Il linguaggio che ci permette di dialogare con il computer è un linguaggio numerico, praticamente ogni cosa può essere trasformata in numero.
La numerologia studia i numeri ed i loro significati. Si basa sulla credenza secondo cui il nome che abbiamo ricevuto alla nascita, oltre alla data, influenzi il nostro carattere, al pari dei pianeti in astrologia.
Attraverso i numeri abbiamo quindi la possibilità di comprendere meglio noi stessi e di conseguenza la natura.
Zero è il punto di partenza, lo stato iniziale della successione dei numeri naturali, il nulla, l’assenza di quantità. La sua forma è quella di un cerchio, e come questo, rappresenta il Sé. Il cerchio è anche simbolo di totalità, di tranquillità, difatti in questa figura che è l’evoluzione del quadrato, non ci sono più angoli, contro i quali andare a cozzare. La raggiunta tranquillità però non deve divenire immobilità, altrimenti ci si fossilizza nelle proprie conquiste, la trappola del cerchio e quindi dello zero può essere proprio questa: dopo aver lottato si è raggiunto la tranquillità e ci si ferma pensando di non dover procedere oltre.
Lo zero ha però altri significati, è il punto più basso da raggiungere per poter risalire, è il punto di partenza per chi si è fatto da solo: ” Mi sono fatto da zero “:

-2            -1             0               +1           +2

Se guardiamo questo grafico ci rendiamo conto che lo zero è anche un punto limitre per un’altra dimensione, un’altra realtà, in questa ottica diventa un ponte, un passaggio per accedere a dei contenuti che sono lontani dal nostro mondo e dal nostro modo di ragionare.
Lo zero è l’immanifesto, il caos primigeno, la possibilità di essere, di esistere, è un altro piano di realtà.
Nei tarocchi lo zero viene attribuito al matto, che nel suo stato di errabondo pellegrino, ha abbandonati tutti i suoi beni per la capacità di vedere. Questa capacità lo pone però in difficoltà perché se da una parte attinge a delle fonti che fanno di lui un genio, dall’altra la pazzia è sempre latente e l’incomprensione degli altri lo allontanano dalla società.
Fin dall’antichità i pazzi sono sempre stati tenuti in certo conto, soprattutto dalle civiltà nord americane,  e negli studi condotti da Jung le visioni di molte persone considerate ” malati mentali”, sono risultate essere un contatto con le energie degli archetipi collettivi.
Se poi compariamo lo 0 che tutto contiene all’antico simbolo del Tao, ricaviamo delle informazioni veramente interessanti.
La condizione umana è quella della dualità, in quanto motore proprio della creazione.
Il passaggio dal duale al dualismo comporta una visione parziale e verticalizzata delle cose, visione che risulta riduttiva e fuorviante.
Per comprendere meglio questo concetto proviamo a fare un esempio: all’inizio era il Caos, condizione che viene espressa numerologicamente con il numero 0, da questa situazione al di fuori del tempo e dello spazio vi fu la Manifestazione che prende il numero 1, il principio maschile. Affinché questa entità potesse relazionarsi attraverso la penetrazione e creare l’universo aveva bisogno del principio numero 2 il femminile.
L’unione dell’uno e del due, è in grado di dare vita a tutte le forme che sono la sintesi o il figlio il numero 3.
Ci troviamo ad avere come base di tutte le forme due archetipi il maschile ed il femminile, l’yin e lo yang.
Usando il simbolo del Tao possiamo meglio comprendere il concetto di dualità-dualismo.

Nel cerchio sono contenuti i principi Yin e Yiang, compenetrati e coesistenti contemporaneamente. Se poniamo un valore di bene ad uno dei colori e percorriamo la circonferenza del cerchio ad un certo punto ci troviamo nell’altro colore che rappresenterà il male. In una figura di questo tipo         è molto difficile separare il bene dal male essi vivono assieme compenetrati necessari l’uno per l’esistenza dell’altro, questo è il dualismo.
Le cose cambiano se apriamo il cerchio e rappresentiamo la sua circonferenza con una retta.
Questa è la dualità, la nostra condizione materiale e filtro di percezione della realtà.
E’ ovvio che con un limite di questo tipo, tenderemo sempre a polarizzarci e dire cosa è giusto e cosa è sbagliato secondo le nostre conoscenze e i nostri limiti percettivi.
Lo zero assume il valore di nulla, al posto del contenitore immanifesto del tutto, ed è la nostra valutazione a porlo in un punto della scala.
E’ sempre attraverso i nostri sensi limitati che decidiamo cosa è bene e cosa è male, cosa deve avere valore e cosa no.
Le strutture arcaiche del cervello però non funzionano così, tanto che ad un certo livello tutto diventa indistinto, il bene ha lo stesso effetto del male diventando una risposta di tipo liquido: gli “ormoni”.
Risulta a questo punto che bene e male sono due concetti dualistici di interpretazione umana e non due principi così definiti come la nostra cultura vuole farci credere.
Queste considerazioni ci portano a valutare il fatto che se la materia di cui noi siamo composti, cioè gli atomi, ha delle caratteristiche e delle leggi che sono al di fuori della nostra volontà e dalla nostra comprensione, perché non dovremmo essere influenzati anche noi dalle stesse leggi?
Le implicazioni che questi ragionamenti portano sono il cancello d’entrata in una dimensione di abbandono della credenza e di ricerca delle vere leggi della natura, che una volta comprese ci portano ad essere in armonia con il “Tutto”, condizione essenziale per la ricerca della salute.
Anche il fatto che l’astrofisica consideri tutto l’universo soggetto a quatto forze fondamentali e a dodici particelle elementari, non potrebbe essere ciò che l’astrologia da migliaia di anni propone, di un cosmo regolato da quattro elementi, fuoco, terra, aria e acqua e dodici costellazioni che corrispondono ai segni dello zodiaco?
Nel testo Astrologia medica della dottoressa Cavadini leggiamo:
Cinque miliardi di anni fa le nubi di gas, di cui era formata la via lattea, subirono un collasso da cui trassero origine il sole e i pianeti che gli orbitano intorno. Una unica grande forza, che i fisici riconoscono nella teoria unificata del campo, o Gut, attraverso la formazione di materia produsse altre quattro forze fondamentali: la nucleare debole, la nucleare forte, l’elettromagnetica e la gravitazionale.
Quattro sono gli stadi attraversati dal nostro pianeta prima che la vita prendesse il sopravvento sul caos. Essi coincidono con la sequenza con cui sono disposti gli elementi nello zodiaco, fuoco, terra, aria e acqua.
Il primo fu uno stadio di fuoco rappresentato da una massa iniziale incandescente. Seconda si formò una solida massa terrestre dopo che il sole si stabilizzò. Terza nacque l’atmosfera generata dalle esalazioni di gas. Quarta e ultima fu la formazione degli oceani che generarono le prime forme di vita.
Prendiamo ora in considerazione le tappe percorse dall’uovo fecondato durante il suo sviluppo, dal concepimento alla nascita.
Lo sviluppo dell’embrione si svolge su due linee fondamentali: l’accrescimento e la differenziazione delle cellule. Nell’uovo fecondato si formano inizialmente due tipi di tessuto: l’ectoderma e l’endoderma. Dall’ectoderma trae origine un terzo tessuto, il mesoderma, che a sua volta darà luogo al quarto tessuto, il mesenchima. I primi tre sono i foglietti germinativi che danno origine a tutte le strutture dell’embrione, il quarto il tessuto connettivo embrionale. Da un sistema binario si sviluppa un sistema terziario, dal quale se ne origina uno quaternario. Anche lo zodiaco si fonda su una organizzazione analoga: dapprima binaria, con segni alternati maschili e femminili, poi ternaria con i segni cardinali fissi e mobili, infine quaternaria con i quattro elementi.
Tradizionalmente lo zodiaco divide il corpo in dodici segmenti. Ogni segmento corrisponde a una parte del corpo in ordine progressivo a partire dalla testa. Alla testa, primo segmento, viene associato l’ariete, al collo, secondo segmento, il toro, e così via per tutti gli altri segni e metameri.
La divisione del corpo in segmenti non è un’originalità astrologica, bensì una caratteristica biologica che accomuna parecchie forme di vita, sia tra i vertebrati che tra gli invertebrati.
L’organizzazione metamerica risale ai primi anellidi, nei quali è ben evidente la segmentazione: ogni segmento contiene un paio di gangli nervosi, un pezzo di cute, alcuni muscoli e altri derivati del mesoderma come visceri, vasi sanguigni ed altro ancora.
Si tratta di unità anatomiche e fisiologiche complete che, almeno teoricamente, potrebbero funzionare autonomamente.
Nell’uomo la suddivisione metamerica no è così evidente come negli anellidi, né così totale, ma risulta ugualmente fondamentale per la differenziazione e la localizzazione astrologica delle diverse parti dell’organismo.
Possiamo vedere nella figura l’assegnazione di ogni metamero ad un segno zodiacale.

Alcune scuole di iridologia hanno scelto il modello del bimbo in posizione fetale per collegare gli organi ad alcuni settori specifici dell’iride.
Nel “Tao della fisica”, F. Capra sottolinea continuamente come le scoperte della fisica moderna siano null’altro che la prova scientifica di quello che le principali religioni del mondo asserivano e ricercavano già migliaia di anni fa.
Una veloce trattazione delle linee guida delle religioni principali può essere d’aiuto alla comprensione del quadro generale.

Lo Zen

Quando il pensiero cinese, entrò in contatto con quello indiano, attraverso il buddismo, intorno al primo secolo d.C., si ebbero due sviluppi paralleli: in  Giappone la scuola Kejon mentre in Cina la scuola Ch’an, Confucianesimo, Taoismo e Misticismo indiano, più tardi, verso il 1200 d.C. originarono il pensiero Zen.
Lo  Zen ha carattere prettamente Buddista, poiché non ha altro scopo che raggiungere l’illuminazione che prende il nome di Satori.
Lo Zen si concentra solamente su questo punto senza nessun’altra interpretazione ulteriore.
Non ha dogmi, non ha credi, e tutti possono arrivare alla Satori.
Le parole non possono mai esprimere la verità ultima, e l’illuminazione nello Zen non è il ritiro dal mondo ma la partecipazione alle attività quotidiane.
Lo Zen è l’esperienza quotidiana.
Il risveglio avviene durante queste attività e non è solo la via ma l’illuminazione stessa.
La Satori diviene l’esperienza immediata della natura, il Buddha di tutte le cose.
Il Taoismo è vivere con naturalezza mentre il Buddismo è diventare ciò che già siamo, è come cavalcare il bue in cerca del bue. Siedo quietamente, senza fare nulla, viene la primavera e l’erba cresce da sé.

Pensiero Cinese.

Quando arrivò in Cina il Buddismo, il primo secolo d.C. , incontrò una cultura che aveva 2000 anni. Poiché i Cinesi erano gente pratica con coscienza sociale, le loro scuole di filosofia, si svilupparono sui problemi della vita nella società, nei rapporti umani e morali e sui problemi del governo. Esiste un aspetto trascendente che porta l’uomo saggio a superare il mondo della società e della vita quotidiana, per arrivare ad un livello superiore di consapevolezza: raggiungere l’unione con l’universo!
I Cinesi come gli Indiani, erano convinti che esistesse una realtà unica, soggiacente alle molteplicità delle cose e degli eventi che osserviamo e ciò che li unifica è il Tao. Il Tao significa la via, il procedere dell’universo.
Tao = Brahaman = Dhramakaya = Dio.
Tuttavia il Tao, si differenzia per la sua natura dinamica che è l’essenza dell’universo cosmico, nel quale tutte le cose sono immerse; il mondo è visto come flusso e mutamento ininterrotto.
In questo flusso l’uomo saggio può vedere gli schemi costanti, (leggi) e regolare il proprio agire in conformità ad essi, in questo modo diventa tutt’uno con il Tao.
Il ritorno è il mutamento della via, allontanarsi significa ritornare, tutto è configurazioni cicliche di andate e di ritorni, di espansione e di contrazione, ogni volta che una situazione si sviluppa fino alle sue estreme conseguenze, essa è costretta ad invertire il proprio corso trasformandosi nel suo opposto.
Tutte le manifestazioni del Tao sono guidate dalle due grandi forze l’Yin e lo Yang.
Il libro dei mutamenti basato sulle 64 figure o esagrammi è il movimento di queste forze con tutte le loro possibilità, gli archetipi cosmici che rappresentano il tutto.
Riconoscendo i limiti e la relatività del mondo del pensiero razionale, il Taoismo è una via di liberazione come lo Yoga,il  Vedanta o l’Ottuplice Sentiero.
Se i Cinesi non avessero avuto idiosincrasia per il ragionamento logico, avrebbero scoperto le regole della fisica atomica 2000 anni fa, e la loro sarebbe stata una scienza esatta come la intendiamo noi.
Per comprendere il Tao, non ci vuole sapienza, per discernerlo non ci vuole intelligenza, il Santo ne fa a meno. L’osservazione della natura è il mezzo per percepire le caratteristiche del Tao.
Ogni coppia di opposti costituisce una relazione polare in cui ciascuno dei due poli è legato dinamicamente all’altro.
Se vuoi restringere estendi; se vuoi indebolire, rafforza; se vuoi far perire, fai fiorire; se vuoi prendere possesso, offri.
In  questi pensieri troviamo somiglianza con la filosofia di Eraclito, per i Taoisti agire in armonia con la natura, significa agire spontaneamente e secondo il proprio Talento, usando l’intelligenza intuitiva.
Wu-Wei, astenersi da attività contro natura = non azione, ma non come rinuncia alla vita ma come integrazione in essa e di conseguenza vibrazione in armonia, pena il rifiuto da parte del Tao e quindi la malattia.

Buddismo

Indocina, Ceylon, Nepal, Tibet, Cina; Corea, Giappone.
Questa filosofia risale ad un unico fondatore, Siddharta Gautama, o Buddha storico, VI secolo a.C. .
L’orientamento del Buddismo è psicologica. Il Buddha non è interessato alla natura del Divino, all’origine del mondo, ma alla condizione umana, alla sofferenza, ai disagi….
Non è quindi una dottrina metafisica come l’induismo ma una dottrina psicologica.
Il Buddha indicò come superare i problemi umani, allacciandosi a dei concetti indiani, come Maya, Karman, Nirvana, dando un’interpretazione nuova, pratica, dinamica.
In India, dopo molti secoli il Buddismo, fu assorbito dal flessibile Induismo, e Buddha fu accettato come una incarnazione di Visnu.
Secondo il Buddismo l’intelletto è visto come un mezzo per aprire la strada all’esperienza mistica, diretta al risveglio. Il significato di questa esperienza consiste neòll’andare al di la del mondo degli opposti, per raggiungere il mondo dell’A-Cintya, dove le realtà si manifesta come essenza assoluta indivisa e indifferenziata.
Questa disciplina si basa su quattro verità fondamentali:

1)      Il dolore nasce dal fatto che non abbiamo accettato che tutto nasce e muore, tutto attorno a noi è precario. La sofferenza nasce ogni volta che ci opponiamo al fluire della vita e ci attacchiamo alle forme fisse, le quali sono tutte Maya.

2)      L’ignoranza della filosofia Buddista porta sofferenza, noi dividiamo il mondo in cose separate e distinte e cerchiamo di chiuderle in forme fisse o categorie create dalla mente. Finché vediamo le cose fisse e persistenti rimaniamo nel circolo vizioso noto come Samsara, il ciclo di nascita e di morte che è guidato dal Karman, la catena senza fine della causa e dell’effetto.

3)      Ci si può liberare dal Samsara e dal Karman, e giungere alla liberazione, Nirvana, raggiungendo il risveglio o Buddità.

4)      L’ottuplice sentiero è la via della liberazione, retto vedere, retto conoscere, retto agire, retta consapevolezza e retta meditazione.

Libertà da ogni autorità spirituale, tocca ad ogni individuo percorrere la sua strada, esercitandosi con assiduità.
La realtà non può essere afferrata con concetti e con idee, quando ci si rende conto di questo, si percepisce la realtà come assoluta e pura.
I pilastri del Buddismo sono Amore o Compassione e Saggezza Trascendentale.

Induismo

Ampio complesso socio religioso formato da un gran numero di sette, di culti e di sistemi filosofici che comprendono vari rituali, cerimonie e discipline spirituali, come pure il culto di innumerevoli divinità maschili e femminili.
E’ una religione socio politica Indiana, che trae le sue fonti dai Veda, scritti composti tra il 1500 e il 500 prima di Cristo, questi libri trattano di inni sacri e preghiere, rituali sacrificali, inni Vedici, nelle Upanisad troviamo il contenuto filosofico e pratico, essenza dell’Induismo.
Il fondamento dell’Induismo è che la moltitudine di cose e di eventi che ci circondano non sono altro che differenti manifestazioni della verità ultima. Brahman è il concetto unificante dell’Induismo, che lo rende essenzialmente monoteistico.
Brahmamè  l’anima o l’essenza ultima di tutte le cose, esso è infinito e trascendende tutti i concetti, non può essere compreso dall’intelletto, né descritto a parole.
Tutte le divinità Indiane, sono solo il riflesso della verità ultima. La manifestazione di Brahman nel corpo umano viene chiamata Atman.
L’idea fondamentale è quella della creazione attraverso il Sacrificio nell’accezione di rendersi Sacro.
Dio diventa il mondo che alla fine ritorna ad essere Dio.
Questa attività prende il nome di Lila, o gioco di Dio, la Maya è l’influenza di questo gioco senza rendersi conto che esso stesso è manifestazione di Dio.
Fin che si confonde quello che vediamo con la realtà, siamo sotto il gioco di Lila, nell’incantesimo di Maya.
Non è il mondo un’illusione, ma il nostro punto di vista.
Tutte le forme sono relative a Maya, sotto il gioco di Lila, cambiano continuamente la loro forma, la forza dinamica che le fa cambiare si chiama Karman, azione o forza creatrica che da la vita.
Da un livello cosmico, questi concetti sono stati trasferiti ad uno psicologico, finchè la nostra concezione del mondo è frammentata, viviamo sotto l’incantesimo e pensiamo di essere separati dall’ambiente in cui viviamo, di poter agire indipendentemente.
Chi è traviato dall’ego pensa: “sono io colui che fa”, e non capisce che tutto avviene per l’intrecciarsi delle forze della natura.
Liberarsi dal Karman e dalla Maya, significa provare personalmente che tutto, compresi noi stessi, è Brahman o Dio!
Il perdersi   è il  ritrovarsi,  ma  in  una  dimensione  ben più  grande,  come  recita   il  Tantra: ” quando un uomo si perde nelle braccia di una donna, non è più cosciente del mondo e abbracciato da Atman conosce Brahman!”.
Questi concetti distanti dalla nostra filosofia della vita, potrebbero rendere più difficile la comprensione del nostro discorso, ma alla luce delle scoperte sulle particelle elementari, riportano il tutto ad una comprensione più semplice e consapevole.

Particelle elementari e forze

Le diverse forze che interagiscono nell’universo rendendolo possibile attualmente sono quattro: gravitazionale, elettromagnetica, nucleare debole e nucleare forte.
Il tentativo attuale della fisica è quello di spiegare queste interazioni come i fondamenti elementari di tutte le manifestazioni. L’integrazione di queste forze è enunciate nella teoria del campo o del “Gut”.
Anche per quello che riguarda gli atomi si tenta di dare una teoria semplice, in opposizione a quelle precedenti che supponevano centinaia di particelle all’interno del nucleo.
Tra le particelle che oggi vengono ritenute indivisibili troviamo i leptoni: elettrone, muone e tau, con carica elettrica -1, e massa differente, e altri tre neutrini, muonico, elettronico e tauonico, elettricamente neutri.
Per ogni leptone vi è un antileptone, le antiparticelle hanno la stessa massa e lo stesso spin delle rispettive particelle, ma hanno valori opposti di altre proprietà, quli la carica elettrica.
Questo fatto è di importanza fondamentale per tutta la nostra trattazione, perché l’incontro della materia e dell’antimateria porta all’annichilamento, cioè  alla  scomparsa  della  materia, principio base dell’omeopatia, “due forze uguali ma opposte quando si incontrano si annullano”.
E’ di importanza enorme anche il fatto che le vita stessa sia resa possibile da una momentanea impossibilità di incontro tra tutte le particelle e le loro antiparticelle, è per questo che l’universo viene definito un pasto gratis.
Riprenderemo più avanti questo aspetto, per compararlo con un’altra fonte di antica saggezza, la Bibbia che in chiave simbolica aveva già informato l’uomo di questa verità.
Nelle loro interazioni i leptoni paiono suddivisi in tre famiglie, composte da un leptone carico e dal suo neutrino. Ad ogni famiglia si assegna un numero leptonico. I leptoni si osservano nei decadimenti beta di neutroni in protoni, in collisioni ad alta energia di particelle subatomiche, negli accelleratori di particelle e in altre condizioni particolari. Queste particelle sono soggette alla forza elettronucleare debole, mentre le particelle soggette alla forza nucleare forte sono gli adroni: protoni, neutroni e mesoni.
Gli adroni non sono particelle elementari in quanto posseggono struttura interna.
Una moltitudine di adroni esiste soltanto in modo effimero come prodotto di collisioni ad alta energia.
I costituenti degli adroni prendono il nome di quark, sono stati identificati cinque sapori di quark ma si pensa che ne esista un sesto.
Una teoria unificata suggerisce che i quark possano trasformarsi il leptoni e viceversa.
Questo per dire che la materia è generata dall’energia, in continua e mutevole manifestazione, e che la materia si può ritrasformarsi in energia, che quindi noi siamo il risultato visibile di energia che vibra ad un livello più basso, ma dovremo, come ci suggeriscono le leggi della termodinamica ritornare ad essere energia.

Primo principio della termodinamica

Principio della conservazione dell’energia. “l’energia non può essere né creata né distrutta.”
In un sistema isolato, l’energia totale è costante, anche se all’interno del sistema può cambiare di forma. In un sistema chiuso, le variazioni di energia interna sono pari alla somma algebrica del calore e del lavoro acquistato o ceduto.
Le variazioni di energia di un sistema aperto sono uguali alla perdita o al guadagno di energia dell’ambiente circostante.

Secondo principio della termodinamica

Il moto perpetuo non esiste. Ogni trasformazione energetica comporta una diminuzione dell’energia del sistema che può compiere lavoro. Un sistema aperto deve sottrarre energia all’ambiente con conseguente aumento di entropia esterna

Terzo principio della termodinamica “La morte termica dei sistemi chiusi”

L’entropia di un sistema termodinamico, quando la temperature si avvicina allo zero assoluto, tende ad assumere un valore indipendente dagli altri parametri che determinano lo stato del sistema termodinamico e pertanto l’entropia allo zero assoluto può essere posta uguale a zero. Condizione incompatibile con la vita biologica.
Secondo le leggi della termodinamica le possibili evoluzioni del cosmo sono tre:

1)      L’universo continuerà ad espandersi all’infinito,  sempre più lentamente

2)      L’espansione avrà termine e per gravità, avrà inizio una fase di contrazione che lo riporterà alle condizioni iniziali che hanno dato vita al Big Bang

3)      L’universo continuerà ad espandersi ma con velocità che all’infinito tenderà a zero.

Di queste situazioni quella che ci interessa è la seconda perché avvalora la tesi dell’esperienza e dell’eterno ritorno, ciò che è stato ritornerà, dell’energia che si trasforma in materie per seguire la strada dell’esperienza, per tornare ad essere energia arricchita nella conoscenza.
L’idea dell’apprendimento come scopo della creazione non è poi così assurda, poiché e il  “liet motif” della natura, messo magistralmente in atto con il D.N.A.
Ogni cosa, ogni possibilità, ogni reazione, all’interno della cellula è comandato da questa leader-molecola. La strategia della genesi è evidente, attraverso l’esperienza e la relazione con l’ambiente sulla base delle informazioni possedute si crea la base di adattamento per resistere alle condizioni esterne variabili. Non solo a livello molecolare, ma anche a livello comportamentale questo indirizzo è palese. I meccanismi di condizionamento acquisito costringono le specie, a trasmettere ciò che di più importante ha la natura: il D.N.A.
In “Fare bene l’amore”, E. Berne svela i sotterfugi arcani della natura,  che costringe la gallina a covare, non per un istinto materno, ma per un calore indotto, che trova ristoro solo sedendosi sulle uova fresche. Non da meno è quanto riserva allo spinarello, che costringe a proteggere le uova della sua compagna, tenendole in bocca, ma con la mandibola lussata a causa di ormoni previdentemente secreti ad hoc.
Pensiamo alla gallina che per un po’ di refrigerio si ritrova con una nidiata da accudire e allo spinarello, che gabbato dall’impossibilità di ingerire quel succoso cibo, si trova anche lui con prole a carico! Di fronte a tanta scaltrezza è veramente difficile pensare che la natura non abbia un progetto, una finalità ed una sua intelligenza, spunto interessante per introdurre un altro saggio “Archetipi e creazione” di Renato de Simone. Leggiamo nelle sue pagine intense: ” oggi scienza e tecnica, pur verificando il dimostrabile fino a ieri ignoto, ha provocato il naufragio della conoscenza nell’indimostrabile di sempre: l’origine e la ragione del cosmo con le sue derivazioni essenziali. Pertanto lo smarrimento odierno è ben più angoscioso di quello degli antichi, tanto da considerare che nell’ambito concettuale, la componente animale della natura convoglia ad una speculazione prevalentemente materialistica, per cui i fenomeni puramente astratti della creazione vengono trascurati o ignorati per quanto rappresentano……Ma tralasciando alla ricerca scientifica la speculazione materialistica sull’origine della vita, ci appare suggestivo analizzare gli aspetti astratti della creazione universale derivanti dalle apparenze concrete dell’esistenza e deducendoli inversamente da queste secondo un processo teoretico. Questa indagine sull’astratto che concretizza l’aspetto e il comportamento delle presenze terrene, ci appare come una via coerente per scoprire i principi dell’eterna idea creatrice…….ciò può bastare all’uomo in quanto la sua materia-spirito, si identifica nella creazione-IDEA convogliandosi entrambe nella terrena dimensione del concreto astratto. Non sarà ” principio inconcepibile” di un artefice inesistente la risposta al mistero della creazione, bensì ” l’esistente primordiale” quale motore e regolatore del tangibile universale tuttora in atto. Come a dire che è veramente difficile riscontrare un progetto se non vi è mai stato un progettista, le teorie della nascita dell’universo per caso, sono veramente umilianti per chi non si vuole arrendere all’ottusità della scienza. Dire che siamo nati per caso è come gettare i componenti di un computer in un mare primordiale e tornare dopo qualche milione di anni per vedere se si è montato da solo! Tutte queste citazioni, questi spunti, queste provocazioni, a volte fatti cadere dall’alto, a volte mal spiegati, altre insufficientemente trattati, non vogliono aumentare la confusione e rendere questo trattato un altro testo di noioso e incomprensibile lettura, ma vogliono stimolare la curiosità, e rendere al meglio la complessità del problema che si tenta di trattare. E’ ovvio che per penetrare la complessità degli argomenti trattati ci vogliono letture approfondite e anni di studio, ma ritengo che per la nostra trattazione il vespaio sollevato si più che sufficiente.

QUADRO PATOLOGICO E OMEOPATIA

Per la medicina scientifica diagnosticare una patologia, significa, attraverso degli strumenti diversi come l’intervista, la visita, gli esami di laboratorio, riconoscere una serie di sintomi che sovrapposti ad un quadro patologico, danno il nome alla malattia.
L’intervento generalmente rimane sintomatico, come abbiamo già detto.
La visione dell’omeopatia è ben diversa.
Ogni individuo vive la sua patologia in maniera diversa e non sono i sintomi comuni a caratterizzarla, ma appunto il modo personale che ognuno ha di vivere il proprio disagio.
L’omeopatia si fonda su alcune leggi, la prima delle quali è quella della similitudine.
Il grande lavoro di Samuele Hahnemann, ha regalato all’uomo questo metodo di guarigione.
Le sue implicazioni sono veramente profonde e parlano di cause sempre distanti dal sintomo visibile. L’omeopatia è una pratica di guarigione antica, ricerca le vere cause della patologia, che partono sempre dai livelli psichici profondi.
A causa delle gestione organica e della forza guaritrice interiore, dai livelli profondi della psiche dette malattie vengono tenute negli stati periferici dell’individuo.  Se non vi è una giusta cura delle cause scatenanti la patologia, esse si approfondisce, e lentamente ritorna da dove è partita.
Il percorso patologico segue delle leggi ben precise, enunciate da Hering, conoscere queste leggi vuol dire comprendere il percorso della patologia e quindi attuare una strategia di guarigione che tenga conto delle dell’evoluzione patologica.
La somministrazione del farmaco omeopatico, si attua attraverso il riconoscimento di tutti i sintomi importanti e individuali della persona sofferente, che una volta repertorizzati, consentono la sovrapposizione con un farmaco descritto sulla materia medica.
Detto farmaco è stato in precedenza sperimentato su persone sane, in dose ponderale, tutti i sintomi da esso indotti, sono la base della similitudine, secondo l’antica legge di guarigione:  “Similia Similibus Curantur” .
A questo punto la sostanza viene diluita e omeopatizzata attraverso delle succussioni, con l’intento di conferire delle qualità specifiche al farmaco.
Dette qualità sono di tipo energetico, poiché il farmaco omeopatico sperimentato induce praticamente gli stessi effetti della patologia da curare, attraverso la potenziazione omeopatica si ottiene che esso sia l’esatta frequenza opposta dell’energia perturbata scatenante lo stato patologico.
E’ per una conosciuta legge fisica che cita: due frequenze uguali opposte, quando si incontrano si annullano, o anche materia e antimateria, al loro incontro non possono far altro che annichilire e scomparire dalla nostra vista, che si attua la guarigione omeopatica.
Si noti quanto differenti e che distanza filosofica hanno le due discipline considerate.
La nostra trattazione flash ha solo lo scopo di introdurre alcuni concetti che serviranno più avanti.

TESSUTO CONNETTIVO

E’ impossibile non citare il tessuto connettivo come sede si scambio di nutrienti ed informazioni, in quanto coinvolto in tutti i processi infiammatori e in tutte le patologie croniche.
In un discorso che tenga conto dei Feed-Back negativi che possono causare l’instaurarsi o il perdurare della patologia, si deve sempre considerare il trattamento per via riflessa di questo importantissimo organo.
E’ grazie ad esso che avvengono tutti gli scambi all’interno del corpo umano, dai nutrienti all’asporto dei metaboliti tossici risultanti dal lavoro cellulare.
Il tessuto connettivo per sue caratteristiche diventa anche la possibilità per l’organismo di depositare i metaboliti esogeni, metalli pesanti, tossine… Poiché in esso sembrano avvenire anche i tanto importanti scambi di informazioni necessari al funzionamento dell’unità vivente, risulta assolutamente indispensabile consideralo in qualsiasi intervento che voglia avere un senso olistico.
L’inquinamento del tessuto connettivo e la sua alterazione comportano la variazione della  condizione elettrica, e quindi della  struttura funzionale  coerente  con la vita. L’impossibilità di gestire correttamente il neetwork  cibernetico comporta, alterazione delle funzioni in primo momento, e con il perdurare della situazione, scatena le patologie croniche dove il sistema immunitario, a causa della alterazione strutturale non è più in grado di riconoscere sé stesso.
Il corretto scambio di dette informazioni sembra essere legato all’acqua e alle sue incredibili capacità, tra le quali, la più importante resta quella dell’informazione.
Risulta evidente che non coinvolgere il connettivo, comporta un livello, nel quale e dal quale proviene un’informazione patogena che a lungo andare informa nuovamente le altre strutture coinvolte nel fenomeno uomo.
Non essendo l’argomento della nostra trattazione rimandiamo il lettore alla consultazione del lavoro eseguiti sul tessuto connettivo da Heine e Pischinger.
Resta sottointeso che qualsiasi intervento di tipo naturopatico deve considerare almeno un drenaggio di attivazione degli organi emuntori, una riflessoterapia connettivale e una ricerca di foci tossiche, tra le quali le condizioni intestinali, argomento principe del nostro lavoro.
Per quanto riguarda le caratteristiche dell’acqua si possono trovare molte informazioni sul lavoro di Vincent e su qualunque testo di chimica organica.

CAPITOLO III

ANATOMIA E FISIOLOGIA DEL SISTEMA NERVOSO

Possiamo eseguire una grande divisione del sistema nervoso in tre sottosistemi:

1)      Sistema nervoso centrale, deputato alla vita di relazione, in massima parte controllato dalla volontà.

2)      Sistema nervoso periferico, formato dalle vie di comunicazione tra il SNC e le varie parti del corpo.

3)      Sistema nervoso vegetativo, deputato alla vita vegetativa, non controllato dalla volontà.

La caratteristica principale che ha permesso l’evoluzione di un sistema complicato come quello nervoso, è l’eccitabilità, condizione che permette alla cellula di percepire uno stimolo e di reagire ad esso.
Tutti gli esseri a simmetria raggiata hanno una funzionalità nervosa estremamente semplice, composta di qualche fibrilla nervosa e di qualche ganglio di raccordo. Per esempio il sistema nervoso del riccio di mare, animale a simmetria raggiata, è molto semplice. Al centro troviamo un grosso ganglio di raccordo di tutte le fibrille, che finiscono con un piccolo ganglio all’estremità dell’animale.
Il sistema nervoso della stella di mare è leggermente più complicato di quello del riccio, perché i gangli di raccordo, nelle sue punte sono in comunicazione tra di loro come delle cellule fotoelettriche.
Anche i molluschi e gli anellidi hanno un sistema nervoso molto semplice, in quanto non ancora a simmetria bilaterale. E’ col l’anfiosso, che avviene la congiunzione tra a-cordati invertebrati e cordati vertebrati.


Nell’evoluzione i tunicati svilupparono nell’embrione un tentativo di corda cartilaginea, è da questa formazione che deriva il nostro sistema nervoso.
I pesci sono i primi vertebrati, dotati di un astuccio segmentato osseo, che prende il nome di colonna vertebrale, deputato a difendere la corda neurale in esso contenuta.
Attraverso la gestazione nella sua ontogenesi, il feto ripercorre tutte le tappe della filogenesi, contributo importante apportato dallo studio dell’embriologia.
Seguiamo questo percorso dalle prime tappe della fecondazione di un cellula sessuale aploide femnminile.

Cellula Femminile Spermatozoo Cellula diploide

I gameti sono aploidi perché possiedono soltanto metà del patrimonio genetico, cioè solamente 23 cromosomi. Con l’introduzione del gamete maschile la cellula arriva a completare il patrimonio genetico di 46 cromosomi. Adesso la cellula è fecondata e può cominciare la sua crescita.
Seguiamo questa evoluzione attraverso lo schema delle modificazioni cellulari che avvengono dopo la fecondazione.

Nello stato di morula le cellule si moltiplicano finché questa diventa una sfera piena di cellule indifferenziate, nella blastula le cellule si spostano alla periferia lasciando la parte centrale vuota e dando vita a quello che sarà il primo foglietto embrionale.
Nello stato di glastula è già delineato il futuro intestino, la bocca e due foglietti embrionali, endoderma e d ectoderma. A questo livello le cellule sono ancora indifferenziate. Dalla glastula si formeranno tutti gli animali a simmetria raggiata, caratterizzati da una sacca digerente.
Dopo la prima fase della glastula si passa alla simmetria bilaterale, si forma il mesoderma, e i foglietti si dividono formando un’apertura sulla parte posteriore dell’essere che si sta formando.

EVOLUZIONE DEL SISTEMA NERVOSO

Dalle immagini si può comprendere come il foglietto embrionale esterno, l’ectoderma, dia origine anche al sistema nervoso, invaginandosi e richiudendosi, dando vita a quello che diventerà nell’individuo adulto il sistema nervoso.
L’endoderma darà vita invece all’altro apparato che interessa la nostra trattazione, quello digerente.
FISIONOMIA DEL CERVELLO
La conformazione n° 1 del cervello corrisponde ai pesci, mentre la n°2 agli anfibi e ai rettili. La n° 3 agli uccelli, la 4 ai mammiferi e la 5 all’uomo.
Tutte queste fasi vengono ripercorse nella crescita dell’embrione.A)     TELENCEFALO

L’ultima parte del S.N. che si è formata, è composta da due emisferi che poggiano su un corpo calloso, diviso in quattro lobi dalle scissure del Silvio e del Rolando.

B)     DIENCEFALO

O cervello intermedio, composto dal limbo, dall’epifisi o ghiandola pineale, dai talami ottici e dall’ipotalamo a cui è attaccata l’ipofisi o ghiandola pituitaria.

C)    MESENCEFALO

Composto da preponte, dalla lamina quadrigemina che avvolge l’acquedotto del Silvio che contiene il liquido cefalorachidiano.

D)    ROMBOENCEFALO

Composto da ponte e cervelletto.

E)     MIELENCEFALO

Costituito da bulbo e midollo spinale.
Il liquido cefalorachidiano, affiora dalla fessura del Silvio, arriva all’interno del midollo spinale a permeare l’intero sistema nervoso fino alle tre meningi che sono l’imbottitura della scatola cranica. Tutto questo sistema svolge il delicato ruolo di ammortizzare il cervello da qualsiasi urto o attrito.
La prima meninge è la dura madre, attaccata alla scatola cranica, la seconda aderente al cervello, prende il nome di pia madre ed è composta da una fitta rete di capillari, infine la terza detta aracnoidea è situata tra le due meningi per impedire l’attrito tra le stesse.
Il liquido cerebrospinale oltre a servire come sostegno e come cuscino al cervello, sembra svolgere funzioni di nutrimento e di asporto dei numerosi metaboliti prodotti dal metabolismo dei neuroni.
Le barriere encefaliche sono delle strutture cerebrali molto importanti che regolano lo scambio di acqua e di soluti tra plasma e cervello. Il sistema è composto da membrane con permeabilità selettiva che selezionano le sostanze che possono accedere al cervello. Questo sistema ci interessa molto da vicino per l’argomento che tratteremo in questa sede.
Possiamo dividere il cervello in tre parti, quella superiore composta dalla corteccia cerebrale, sede della coscienza e della vita di relazione, quella intermedia, il sistema limbico che in accordo con la sua posizione integra la coscienza con gli istinti, e con le strutture sottostanti del cervello antico.
Il limbo costituisce un complesso deputato all’elaborazione, all’integrazione ed al controllo del comportamento emotivo e istintivo.
Infine la parte più antica del cervello deputata alla vita autonoma e agli istinti primari.
Una mappa di questo tipo era cara anche a Freud, il padre della psicoanalisi, che divideva la mente da un punto di vista anatomico evolutivo, attribuendo le funzioni di Coscienza alla corteccia cerebrale, la funzione di preconscio alle strutture limbiche e gli istinti primari al cervello rettile.

Il cervelletto è una strutture situata nella parte occipitale del cranio, svolge funzioni prevalentemente di controllo sul tono muscolare e sui movimenti volontari.
Il tronco encefalico è la parte del SNC in diretta continuazione con il midollo spinale, esso continua negli emisferi cerebrali mediante i due peduncoli cerebrali ed è connesso posteriormente al cervelletto per mezzo di tre paia di bracci denominati peduncoli cerebellari.
Funzione del sistema nervoso è anche quella di raccogliere dati e informazioni dall’ambiente interno e da quello esterno. La parte deputata a questo compito è composta da lunghe terminazioni nervose che prendono il nome di nervi.
Il tatto il dolore, il caldo, il freddo, l’equilibrio e moltissime altre funzioni dipendono proprio dal flusso continuo di informazioni che arrivano al cervello attraverso i nervi.

 

IL SISTEMA NERVOSO PERIFERICO

Il sistema nervoso periferico è costituito dall’insieme dei nervi e dei gangli nervosi.
In seno a questo sistema, esiste un’importante distinzione, si considera a parte, con il nome di sistema simpatico o vegetativo autonomo, l’insieme dei nervi e dei gangli che trasmettono solo impulsi riguardanti quelle funzioni viscerali che avvengono automaticamente e che non possono essere influenzate dalla volontà.
I nervi spinali sono fasci di fibre nervose che emergono dal midollo spinale, attraverso gli spazi tra le vertebre, e si dirigono ai vari segmenti del corpo. I singoli tronchi nervosi che emergono in corrispondenza di determinate regioni del midollo spinale si riuniscono per formare plessi dai quali si originano a loro volta singoli nervi periferici.

Un nervo può essere classificato in base al tipo di impulsi nervosi che trasporta

1)      NERVO SENSITIVO SOMATICO

Nervo che raccoglie impulsi sensitivi riguardanti la vita di relazione.

2)      NERVO MOTORE SOMATICO

Nervo che reca impulsi motori ai muscoli volontari.

3)      NERVO SENSITIVO VISCERALE

Nervo che raccoglie la sensibilità dei visceri

4)      NERVO EFFETTORE VISCERALE

Nervo che trasporta ai visceri impulsi motori, secretori, ecc.

IL SISTEMA NERVOSO VEGETATIVO.

Il sistema nervoso vegetativo è un insieme di fibre e di gangli, che indipendentemente dalla volontà, regolano le funzioni della vita vegetativa.
Colpisce subito il fatto che nel sistema nervoso, si possano distinguere una porzione sotto il controllo della volontà e una autonoma, in realtà nell’organismo, non esiste niente di autonomo. Il sistema nervoso vegetativo è sotto il controllo costante di alcuni centri cerebrali che assicurano l’integrazione e la coordinazione tra funzioni vegetative, somatiche e psichiche.
Si spiegano così, ad esempio, le manifestazioni vegetative che possono accompagnare certi stati emotivi.
Si ribadisce quindi il concetto iniziale, l’uomo è una creatura olistica che non può essere ridotto ai sistemi che lo compongono, ma può essere compreso solo nel suo insieme.
Perché la vita possa continuare, occorre che l’ambiente interno attui ininterrottamente le sue funzioni, battito cardiaco, digestione, metabolismo, controllo del pH, ecc.
E’ proprio il sistema nervoso vegetativo ad essere preposto a queste funzioni.

ORTOSIMPATICO E PARASIMPATICO

Nel sistema nervoso simpatico si distinguono due settori, l’ortosimpatico e il parasimpatico.
Il primo ha i centri nevrassiali nella porzione toracico lombare del midollo spinale e i gangli ai lati della colonna vertebrale, il secondo ha invece i centri di origine delle fibre nel tronco encefalico e nella sola porzione sacrale del midollo, mentre i suoi gangli sono dislocati in prossimità degli organi innervati.
I due settori del sistema nervoso vegetativo hanno in genere funzioni antagoniste tra di loro.
Sul cuore l’ortosimpatico agisce accelerando il ritmo, il parasimpatico invece rallentandolo, sulla vescica l’ortosimpatico agisce inibendo l’emissione di urina, il parasimpatico invece determinandola, riguardo ai vasi sanguigni, l’ortosimpatico si comporta da vasocostrittore, il parasimpatico da vasodilatatore, l’ortosimpatico è dilatatore della muscolatura bronchiale, il parasimpatico è invece costrittore……
E’ evidente che ogni viscere ha una duplice innervazione e il normale funzionamento è il frutto dell’azione equilibratrice dei due sistemi.

FISIOLOGIA DEL CERVELLO

Generalmente le cellule sono a perimetro chiuso. La membrana dei neuroni è invece discontinua, perché munita di dendriti che terminano con una sinapsi e di una propagine detta neuroassone o neurite. Il neuroassone è avvolto dalla guaina mielinica che funge da isolamento elettrico.
Le fibre nervose funzionano sempre a coppie, fibra afferente centripeta sensitiva e fibra centrifuga efferente motoria.
Le varie fibre si avvolgono si sé stesse e formano il nervo.
Poiché la nostra origine è marina, questo comporta che nel nostro corpo ci siano dei sali come il cloruro di sodio e il bromuro di potassio. L’NaCl e il KBr si scompongono in ioni sodio e potassio Na+ e K+ , la differenza di potenziale tra le due cariche sarà usata dal cervello per poter condurre lo stimolo nervoso.

POTENZIALE DI RIPOSO E POTENZIALE DI AZIONE

In condizione di riposo esiste un potenziale elettrico di membrana di circa 70 millivolts, con l’interno del neurone negativo rispetto all’esterno, poiché all’interno del neurone abbonda il potassio e all’esterno abbonda il sodio.
Va inoltre ricordato che la membrana in condizioni di riposo è 50 volte più permeabile al potassio che al sodio.
Quando uno stimolo agisce sul neurone, la membrana reagisce modificando la sua permeabilità, adesso la membrana è più permeabile al sodio che al potassio di circa 200 volte, in questo modo tutto il potassio esce dalla cellula lasciando entrare il sodio, con questo meccanismo si crea una differenza di potenziale che genera la trasmissione dell’impulso nervoso.


Lo stimolo nervoso arriva in fondo al neuroassone, dove stimola la membrana a rilasciare i neuromediatori, sostanze chimiche che partecipano alle comunicazioni del Sistema nervoso.
La sinapsi è lo spazio che si trova tra le due vescicole terminali del dendrita e dell’assone.
L’impulso arrivando all’estremità della fibra nervosa, mette in movimento le vescicole sinaptiche che lasciano uscire delle sostanze chimiche, che vengono raccolte dai recettori situati sulla membrana sottosinaptica. Questo modifica la permeabilità del secondo neurone e così ha inizio la propagazione di un altro stimolo nervoso.

I mediatori chimici usati principalmente dal cervello sono l’acetilcolina anche se altre sostanze come la noradrenalina sembrano possedere una simile prerogativa.
Con questi rudimenti del sistema nervoso possiamo passare ad analizzare l’altro grande sistema di nostro interesse:

IL SISTEMA DIGERENTE ANATOMIA E FISIOLOGIA

Il sistema digerente deriva dal foglietto embrionale interno o endoblasta per quanto riguarda le mucose, il fegato e il pancreas, invece per quanto riguarda la muscolatura deriva dal foglietto medio il mesoblasta.
Come abbiamo già visto fin dalle prime tappe dell’evoluzione embriologica si delinea un sacco interno con un apertura da una  parte che sarà la futura bocca, e un’apertura dall’altra, il futuro ano.
Svolgendo l’intestino il canale digerente risulta un lungo tubo attraverso il quale passano i nutrienti ingerita attraverso la bocca , per essere digeriti e utilizzati dallo
Organismo che necessita di energia e materiale strutturale.
Nella digestione avvengono complicate trasformazione chimiche per rendere compatibili i cibi con l’organismo.
Le grandi classi di cibi possono classificarsi in:

Carboidrati o idrati del carbonio, che seguono la forma chimica Cn(H2O)n, I grassi o lipidi, sostanze insolubili in H2O, formati generalmente da lunghe catene polari.
Le proteine o protidi, sono i mattoni che costituiscono le strutture funzionali del corpo.
Il cibo ingerito è costituito generalmente da macromolecole che devono essere scomposte nei loro costituenti essenziali, per poter essere utilizzate.
Seguiamo quindi le fasi della digestione.
Il cibo viene ingerito attraverso la bocca, viene masticato, e impregnato con la saliva, secrezione contenente un enzima digestivo, la ptialina, deputato alla scomposizione degli amidi. Sono le ghiandole salivari, all’interno della bocca a produrre tale fermento. Col il meccanismo della deglutizione, il cibo masticato che prende il nome di bolo viene spinto attraverso la faringe nell’esofago. Delle ghiandole situate lungo questo tubo secernono del muco che aiutato dalla peristalsi esofagea, spinge il cibo verso il cardias, la valvola di accesso allo stomaco.
Questa fase iniziale della digestione attiva dei meccanismi riflessi sia a livello dello stomaco che a livello del pancreas e del fegato.
Nello stomaco a causa della masticazione, dell’odore del cibo, del buon sapore si attivano dei meccanismi riflessi che inducono la secrezione gastrica di acido cloridrico, di muco, di fattore intrinseco e dell’enzima gastrina. Tutti questi meccanismi servono per ricevere il bolo in maniera adeguata affinché la digestione continui in maniera corretta.
Si vede come è difficile studiare un sistema isolandolo dagli altri, le interazioni sono così tante e profonde che non esiste nessun sistema veramente isolato all’interno del corpo umano.
Da parte sua anche il sistema circolatorio concorre alla digestione portando sangue ai visceri e togliendolo ai muscoli, attraverso il sistema nervoso autonomo.
Il sistema endocrino concorre alla digestione attraverso degli ormoni che servono per la fase di passaggio tra stomaco e intestino.
Ritorniamo allo stomaco, dove il cibo si ferma per 2/4 ore a seconda della digestione e del cibo ingerito. In questo organo viene assorbita direttamente l’acqua, l’alcool e il glucosio, mentre attraverso l’HCl il cibo viene disinfettato, e la digestione degli amidi continua attraverso la gastrina. L’HCl attiva il pepsinogeno in pepsina, e così può cominciare anche la digestione delle proteine.
Il cibo viene mescolato attraverso dei movimenti che prendono il nome di peristalsi, e quando il chimo è pronto l’altra valvola dello stomaco, il piloro si apre, e il cibo si riversa nel duodeno, che sempre ad opera di stimoli nervosi riflessi e ormonali si è attivato per ricevere il bolo acido con sostanze basiche di tampone.
Il succo pancreatico e la bile continuano la digestione del chimo, incominciando anche ad intaccare le sostanze grasse.
Il cibo ormai di consistenza liquida, passa nell’intestino tenue, dove incomincia ad essere assorbito attraverso i villi intestinali. E’ opportuno ricordare che nel tenue per continuare la digestione, molte cellule contenenti enzimi si suicidano, per liberare appunti i fermenti necessari.
Il viaggio del chimo è quasi giunto alla fine , adesso siamo nell’intestino crasso, dove le sostanze indigerite trovano i batteri che le trasformano in importanti vitamine, anche l’acqua in eccesso viene riassorbita.
Le feci a questo punto sono formate e possono essere espulse attraverso il meccanismo della defecazione.
In una digestione vengono usati normalmente 9 litri di acqua, da questo si può desumere quanto importante sia bere in maniera adeguata.
Ritorniamo all’assorbimento intestinale punto chiave della salute dell’organismo.

Alberto Scanferla, naturopata

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